Vita da prigionieri

1GM_artiglieriaUn giorno, da bambina piccola e un po’ curiosa, chiacchierando con il nonno Beppe (ossia il già ricordato Col.llo Giuseppe Sensi Contugi che voleva essere chiamato così da noi nipoti) gli chiesi come mai non avesse più i capelli. Lui, che amava scherzare, mi rispose ridendo che all’età di 29 anni, mentre camminava nella sua amata Volterra lungo la passeggiata de ” I Ponti”, una folata di vento glieli portò via tutti. Questa battuta mi è sempre rimasta impressa, ma solo più tardi, in gita a Trento con la mia famiglia, ne capii il senso. Mentre visitavamo il Castello del Buon Consiglio  ho scoperto che mio nonno era stato preso prigioniero durante la Grande Guerra, nel Dicembre del ’17 e portato lì insieme ad altri compagni di sventura dopo una marcia di 40 km. rigorosamente a piedi. Essendo ufficiale della compagnia mitraglieri era sempre in prima linea in trincea insieme ai soldati per aprire la strada ai bersaglieri e altre volte era successo che sentendo i commilitoni fare i bagagli per retrocedere, riuscivano a scappare in tempo insieme ai compagni, ma quella volta, non avendo sentito alcun rumore di ritirata, furono sorpresi dagli austriaci e catturati. Passò molti giorni nel Castello di Trento insieme ad altri ufficiali in una grande stanza  piena di arazzi; i giorni  passavano lentamente in quell’ozio forzato, ma soprattutto dovette patire anche la fame. Gli Austriaci davano ai prigionieri praticamente niente da mangiare: una pagnotta una volta a settimana e nonno mi raccontava che ne tagliava sette fette sottili da mangiare una al giorno. La sofferenza era accresciuta anche dal fatto che un loro compagno di sventura riceveva, tramite la Croce Rossa, dei pacchi di viveri ricchi di ogni ben di Dio da casa guardandosi bene dall’offrire qualcosa agli altri che erano diventati magrissimi e denutriti. Probabilmente questa fu la causa principale della sua precoce calvizie. Dopo un paio di mesi furono trasferiti in territorio austriaco al campo di prigionia di Bistritz in Boemia dal quale tornarono in pochi perché in quel luogo si moriva di colera, di tubercolosi…per la denutrizione e la scarsa igiene.

Annunci