La rosa come simbolo della Cristianità II

250px-Golden_Rose_MNMA_Cl2351_n1Col passare del tempo, la rosa ha assunto un significato e un uso particolare nell’ambito della Cristianità: le sue spine, oltre al colore rosso dei petali, ricordano la passione di Cristo e il sangue versato dai Martiri mentre le varietà dal colore bianco la  rendevano consacrata alla Madonna.
Il rosario stesso, quello che si usa per pregare, in origine era formato, se non da vere e proprie rose, da foglie di rosa pressate a cui si dava forma rotonda e legate in modo da costituire una catena che era benedetta prima dell’uso.
Anche i Mussulmani hanno adottato un rosario composto da 108 grani, mentre i Buddisti ne usano uno di 99 pezzi spesso neri o, in qualche caso, di pietre preziose o perle.
Ulteriore testimonianza dell’alto valore simbolico della rosa è il fatto che papa Leone IX, nel 1049, istituì l’onorificenza della “Rosa d’Oro“. Questo papa voleva sottoporre al potere della S.Sede il monastero di S. Croce in Alsazia di cui era patrono perché fondato dai suoi avi; in seguito a un concordato, il monastero si obbligò a mandare ogni anno a lui e ai suoi successori, nella 4°domenica di Quaresima, una rosa d’oro. Essa era benedetta dal papa poco prima di Pasqua e donata a quel sovrano o a quella città che l’ avesse meritata per aver difeso la Chiesa. Dal Concilio “Vaticano II” in poi questa onorificenza viene regalata ai santuari dedicati alla Madonna.

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La rosa tra storia e leggenda I

La rosa è stata considerata fin dall’antichità il fiore più bello ed elegante tra tutti.
Lo storico Erodoto è il primo autore che ci parla della rosa “centifolia” considerandola una grande rarità dato che, ai suoi tempi, era più diffusa la varietà a cinque petali mentre, secondo Zoroastro, la rosa non aveva spine fino a quando è arrivato lo Spirito del Male nel mondo.
Per i Greci la dea Venere fece della rosa il simbolo dell’amore regalandone una al figlio Cupido che, a sua volta, ne fece dono ad Arpocrate, dio del Silenzio: perciò gli antichi romani scolpivano rose sulle porte delle stanze conviviali, proprio per significare che quanto veniva lì detto sarebbe rimasto del tutto confidenziale!
Comunque è noto che Greci e Romani facevano grande uso di questa pianta dalla fragranza delicata: ne è prova il fatto che si narrava che Verre compisse il suo giro della Sicilia su una lettiga inghirlandata di rose e che i Sibariti, noti per il loro lusso raffinato, dormissero su letti di rose.